“Un prete con gli occhi aperti sulla storia”. Cosenza, don Milani a cento anni dalla nascita

“Un ‘povero prete’ che, fattosi piccolo, ha reso grandi i prossimi incontrati nella sua storia”. Si può riassumere così il tratto personale di don Lorenzo Milani emerso dal doppio incontro organizzato dalla diocesi bruzia (itc e Issr) e svoltosi in Seminario e all’istituto comprensivo Spirito Santo. A 100 anni dalla nascita del sacerdote di Barbiana, un ritorno al cuore del pensiero e dell’azione educativa di don Milani per coglierne la caratura. Una statura di sacerdote e di uomo di cultura particolarmente elevata, per la quale mons. Giovanni Checchinato, arcivescovo di Cosenza – Bisignano, ha declinato l’espressione “profeta a tutto tondo, con tutte le caratteristiche dei profeti: poco compreso, che dà fastidio”. Il presule bruzio ha voluto evidenziarne i tratti di attualità. “Oggi abbiamo bisogno di queste figure per scuoterci dal nostro modo di pensare molto conformista. Don Milani – ha aggiunto il Pastore bruzio – ha raccolto la storia che aveva davanti ai suoi occhi e se ne è fatto carico, divenendo profeta”. A definire il nucleo del messaggio di don Lorenzo Milani è stato Sergio Tanzarella docente Pftim, storico delle religioni, il quale ha evidenziato che “don Milani ha toccato la carne del fratello più debole. Disoccupati, sottoccupati, lavoro nero, lavoro minorile, vittima del collateralismo. Ha affrontato i nodi della storia cercando di scioglierli, senza pensare di essere onnipotente”. Storia, fede e cultura in don Milani. Senza essere un pedagogista, ma rivelandosi come educatore a 360 gradi. Un uomo concreto, per riprendere Tanzarella, che ha richiamato in don Milani il rispetto del “principio di realtà: è impossibile amare tutti, ma dobbiamo amare quelli di cui siamo responsabili”. Fra questi, certamente i giovanissimi, come evidenziato negli interventi prodotti all’interno del teatro “Silvio Vuozzo” presso l’Ic Spirito Santo. Alle nuove leve della società, innanzitutto, il grande messaggio da trasmettere: “la guerra non porta mai la pace, ma porta sempre la guerra – ricorda Tanzarella. Spesso siamo stati ingannati, perché “l’odio che la guerra produce non si estingue, ma rimane”.

(Fabio Mandato)

Fonte: Parola di Vita

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