78 anni fa l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Il ricordo del roglianese Donato Bendicenti e delle altre vittime calabresi

di Gaspare STUMPO*

Fosse Ardeatine

RICORRE oggi il 78° anniversario dell’eccidio delle Fosse Ardeatine, una delle pagine più dolorose della storia italiana del Novecento, l’evento-simbolo della crudeltà nazista durante l’occupazione di Roma avvenuta, ricordiamo, tra l’8 settembre 1943 e il 4 giugno 1944. “L’alleanza tra nazioni e popolo seppe battere l’odio nazista, razzista, antisemita e totalitario di cui questo luogo è simbolo doloroso”. Il 31 gennaio 2015 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, volle recarsi nel posto in cui si consumò la barbarie rendendo omaggio alle vittime come primo atto del suo mandato istituzionale. Un gesto importante ed apprezzato. Il 24 marzo 1944, in risposta all’attentato compiuto il giorno precedente in via Rasella dai Gruppi di Azione Patriottica (Gap) in cui erano rimasti uccisi 33 soldati del terzo battaglione del reggimento “Bozen” dell’esercito Tedesco, 335 tra civili, esponenti politici, ebrei e detenuti comuni, furono trucidati nella zona adiacente alla via Ardeatina, in una vecchia cava di tufo non molto distante dalle Catacombe cristiane. Una zona ritenuta idonea sia per l’esecuzione sia come fossa comune per occultarvi i cadaveri. Tra le vittime anche quattro calabresi: Francesco Buccero di Castrovillari, Paolo Frasca di Gerace, Luigi Vercillo di Catanzaro e Donato Bendicenti di Rogliano.

Donato Bendicenti, il calabrese che amava l’Italia e la democrazia

Donato Bendicenti

Il 3 marzo 1944 venne prelevato dal suo appartamento di via Dei Gracchi dalla Banda Caruso, condotto nel carcere di Regina Coeli, interrogato, torturato e, ventuno giorni più tardi, trucidato alle Fosse Ardeatine. “La sua abitazione – ricorda lo scrittore e politico Giorgio Amendola – era stata scelta, nella nuova riorganizzazione del lavoro del centro, come sede di incontri per la Direzione. Bendicenti aveva ricevuto l’ordine di spezzare i contatti con i membri del Comitato di agitazione antifascista organizzato tra gli avvocati di Roma, a Palazzo di Giustizia”. Aveva messo a diposizione il suo appartamento per gli incontri del Pci clandestino. Quel giorno venne fermato laddove pochi minuti prima si era tenuta una riunione, portato in via Tasso, quindi in carcere e consegnato alle SS di Herbert kappler prima di essere assassinato assieme ad altre 334 persone. Era nato a Rogliano il 18 ottobre 1907.

Fosse Ardeatine, sacello 185

Suo padre, Giacinto, farmacista e noto intellettuale, era stato l’unico esponente della loggia massonica Telesio a non aver aderito al fascismo. Trasferitosi a Roma per motivi di studio, Donato Bendicenti si era laureato in Giurisprudenza e nella stessa Capitale, pur non abbandonando la terra natia, aveva deciso di restare per esercitarvi la professione di avvocato. Sempre a Roma aveva sposato Elisa Tedeschi e aderito al Partito Comunista di cui era diventato dirigente. Dopo l’8 settembre 1943 si era impegnato a sostegno della Resistenza romana nella cosiddetta <Banda del Trionfale>. “E’ caduto, quest’uomo pieno di vita, di bontà, di doti umane, senza piegare mai la fronte – scrive Armando Troisio . E’ stato fucilato dai tedeschi terroristicamente, senza processo, solo perché era un uomo che amava il suo Paese”. Donato aveva trentasette anni quando la sua vita venne spezzata in quelle vecchie cave di pozzolana che ancora oggi rappresentano uno dei grandi monumenti della storia contemporanea. La sua morte provocò turbamento e dolore negli ambienti politici italiani e tra le popolazioni del Savuto. Il giovane avvocato, infatti, non solo era stimato ma simboleggiava anche “il riscatto sociale, morale e culturale di una terra tanto generosa quanto abbandonata”. Medaglia d’Argento al valor Militare, il martire roglianese aveva 37 anni quando trovò la morte per mano nazista. Le sue spoglie riposano nel sacello 185 del Mausoleo Ardeatino.

Gli eroi roglianesi della “Banda del Trionfale”

La casa natale di Bendicenti a Rogliano

“Se della tradizione socialista roglianese, nel cui ambito sono state individuate genesi e ragioni dell’antifascismo locale, Sarcone, Lupia e pochi altri ne costituirono l’elemento operaio, Donato Bendicenti, una delle figure più fulgide della Resistenza romana, martire alle Fosse Ardeatine, ne rappresentò quello intellettuale”. Nel libro <Fascismo e Antifascismo in Calabria> di Leonardo Falbo il ruolo di Natino Bendicenti è tracciato con intensità non solo per l’aspetto politico ma anche per la statura morale del giovane avvocato in rapporto agli ideali di Patria e agli stessi eventi che portarono alla conquista della democrazia nel nostro Paese. Bendicenti occupa un posto importante nella storia della Resistenza Italiana per essere stato parte attiva della “Banda del Trionfale” guidata dal colonnello Stanislao Gregorio Maria Vetere e composta, tra gli altri, dalla figlia Walkiria e da Carmelina Rota. Tutti di origine roglianese. Tutti impegnati nella lotta contro l’oppressore, eroi per coraggio, capacità di sacrificio e amore per la Patria.

Rogliano, una strada dedicata a Bendicenti e idealmente alle vittime della strage nazista

Rogliano, via Bendicenti

“Qui fummo trucidati vittime di un sacrificio orrendo. Dal nostro sacrificio sorga una Patria migliore e duratura pace fra i Popoli”. La frase che ricorda l’olocausto delle 335 vittime delle Fosse Ardeatine, posta sul muro del sacrario inaugurato il 24 marzo del 1949, è tanto forte quanto evocativa e significativa. Il massacro operato dai nazisti sul finire della Seconda Guerra Mondiale è la testimonianza di una crudeltà inenarrabile (e senza senso) che caratterizza le guerre minando pace, giustizia e benessere tra i popoli. Quella stessa disumanità che occorre combattere facendo memoria utilizzando gli strumenti della cultura e della informazione. A Bendicenti (e idealmente alle vittime delle strage Ardeatina) la città di Rogliano ha dedicato una strada del centro storico collocando anche una lapide sulla casa natale del giovane avvocato. Un uomo, un eroe, che assieme al nucleo di antifascisti calabresi che operarono a Roma durante il periodo dell’occupazione nazista diede un contributo fondamentale alla causa di liberazione e alla nascita della democrazia in Italia.    

*Giornalista p. (gasparemichelestumpo@pecgiornalisti.it)

Fonte: Parola di Vita

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