“Cosenza-sud: la conurbazione l’hanno già fatta i cittadini”

RICEVIAMO e pubblichiamo:

“Tra gli Anni ’60 e ‘70 sono state edificate nei paesi che si affacciano su Piano Lago, cioè nella Cosenza-sud, centinaia di abitazioni. L’incremento edilizio è tuttora notevole e non ha confronti con gli altri agglomerati regionali. Queste nuove abitazioni non sono sorte soltanto nel vecchio perimetro urbano ma si sono proiettate prepotentemente nel vasto comprensorio realizzando una continuità urbanistica tanto che oggi non si riesce più a vedere dove finisce Rogliano e dove comincia Marzi o Santo Stefano”. Così riportava “Il Tempo” nel 1972. I nuovi quartieri vennero da subito abitati da famiglie dei quattro Comuni che non ebbero alcuna remora ad uscire fuori dal proprio territorio. La divisione giuridica di questi Comuni è divenuta ormai illogica. E’ infatti giunto il momento di affrontare il problema della conurbazione con la creazione paritaria di un Comune unico. Piano Lago ne sarà certo il centro potenziale con i servizi perché con l’unione il respiro si farà più lungo e le finalità assumeranno un carattere più ampio. Piano Lago ha quindi già dato luogo alla fusione se è vero, come è vero, che nel suo territorio vivono, convivono ed operano famiglie provenienti da Rogliano, Marzi, Santo Stefano, Mangone ed altri Comuni limitrofi. Non a caso in un ottimo bar di Piano Lago gestito da roglianesi ci è stato offerto uno speciale cappuccino italiano sul quale il giovane bartender Renzelli aveva impresso un ramoscello d’ulivo indelebile fino a consumazione completa da intendere – ci ha poi spiegato – come segno solidale di speranza e concordia tra lavoratori di paesi diversi ma operanti tutti su Piano Lago. Cosa sarebbe oggi Piano Lago senza il coraggio di questi nuclei familiari che, armi e bagagli, hanno qui trasferito oltre che la propria residenza anche le loro piccole attività commerciali? Nulla. Perché null’altro è arrivato a Piano Lago. Non insediamenti culturali, non insediamenti industriali, non insediamenti turistici. Con le case ed i piccoli negozi non si ottiene il decollo di un comprensori o da sempre trascurato e rimasto fuori da ogni progetto, piano di recupero, etc.

I sindaci interessati devono necessariamente capire che la soluzione dei problemi socio-economici dei loro amministrati dipende soprattutto dalla capacità contrattuale intendendo con ciò la forza d’urto, la possibilità di trovare spazio per le rivendicazioni che mirino al bene della collettività. Il nuovo Comune unico acquisterà con i suoi oltre 10.000 abitanti una dimensione nuova divenendo la città dei servizi. Rogliano ed i paesi del suo hinterland sono ormai di fatto divenuti la naturale periferia sud di Cosenza. La stessa autostrada, nel momento preciso in cui ha agganciato questa zona al capoluogo, l’ha proiettata anche verso il Tirreno ed “i paesi di montagna sono divenuti anche paesi di mare”. La funzione residenziale e turistica del comprensorio ha così subito un avanzamento che, però, dovrà sempre tener conto della forza di attrazione della città con la quale sarà in grado, attraverso un disegno unitario dello sviluppo, di risolvere tutti i problemi del territorio. Staccato dal capoluogo questo comprensorio rischierebbe l’isolamento analogamente al fatto che anche Cosenza, priva di un legame con questa zona, sarebbe condannata all’asfissia. Ma Cosenza non dorme e non perde tempo. La fusione con Rende e Castrolibero farà nascere una delle più grandi città della Calabria e ciò che andrebbe creato a sud, vista la voracità degli anni passati, verrà di certo realizzato a nord. E Cosenza-sud di nuovo a bocca aperta e mani vuote. La concentrazione urbana di cui si discute va quindi imperniata sul capoluogo che deve assolvere, a sua volta, ad una funzione di riequilibrio regionale come centro di propulsione economica, civile e culturale tra la Valle del Crati e la Valle del Savuto. E’ auspicabile che nel convegno che abbiamo sollecitato e che senza dubbio sarà quanto prima promosso ed organizzato a Rogliano sindaci, assessori e tecnici affrontino responsabilmente anche l’esame di queste nuove prospettive. Prima che sia troppo tardi.

* Ciro Oddo

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