Valle del Savuto. Luoghi e memoria del brigante Pietro Bianco

PIETRO Bianco nasce il 31 marzo 1839, come registrato all’anagrafe del Comune di Bianchi, piccolo borgo della Sila cosentina. Figlio di Domenico Bianchi, pastore, e di Rosa Bianchi, filatrice, è una delle figure di spicco del bringantaggio in Calabria. Venne riconosciuto dall’allora Tribunale di Catanzaro colpevole di reati contro la proprietà e la persona. Fu condannato a morte all’età di trentaquattro anni, per decapitazione, nel Vallone di Rovito, a Cosenza, il 19 settembre 1873. Da note storiche si arruolò nei Mille al passaggio di Garibaldi in Calabria e partecipò all’assedio di Capua, una delle ultime pagine scritte prima della conquista del Regno delle Due Sicilie, verso la proclamazione del Regno d’Italia. Al suo rientro, svestito il fazzoletto rosso divenne brigante e non risparmiò vita alcuna che andasse contro il suo pensiero e la sua azione. Storia e leggende tramandate da padre in figlio. Non c’è persona a Bianchi che non abbia mai sentito un cenno sulla sua esistenza. Assassino o rivoluzionario? Qualcuno, ricordando questa figura racconta di tesori nascosti in luoghi misteriosi, quasi a volerlo rappresentare come il “Robin Hood” calabrese, pronto a difendere i deboli dalle malefatte governative e padronali. Tra i boschi di  Bianchi antichi sentieri, nascondigli, anfratti e grotte che con molta probabilità sono stati il nascondiglio di Bianco e dei suoi seguaci. Un periodo storico alquanto turbolento, un disagio sociale sfociato nella protesta e nel sangue. Ora, passo dopo passo ci si incammina in quei luoghi. L’unico rumore tra gli alti fusti è quello della natura incontaminata. Sulle orme dei briganti si percorrono sentieri. Un turismo di tipo culturale verso le grotte che furono il rifugio dei banditi di fine Ottocento. Sono quattro i sentieri che portano a quello di Pietro Bianco, uno di questi è diventato temporaneamente inaccessibile a causa di una operazione di taglio del bosco. Un fatto che ha provocato la forte presa di posizione di istituzioni ed associazioni locali. Considerata un vero e proprio sito archeologico, la cavità naturale (nella foto) è situata a 1100 metri di altezza, in località Malisirici. Vi si arriva dopo circa due ore di cammino. Biodiversità e microstoria sono considerate volano di sviluppo per il territorio per cui rendere accessibile, preservare e promuovere la Memoria è ormai diventato necessario e fondamentale

(Massimiliano Crimi)

Fonte: Parola di Vita estate

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