Un centenario, una vita da romanzo: il roglianese Giovanni Laurito

UN CENTENARIO, una vita da romanzo. Uno di quegli eroi, sin qui, anonimi che pure testimoniano i drammi della Seconda guerra mondiale e che meritano di entrare nella memoria comunitaria con la forza del loro passato. Analfabeta, nel dopoguerra, imparò, da autodidatta, a leggere e a scrivere, facendosi prendere dalla irrefrenabile passione per la lettura, con risultati sorprendenti. Ha dovuto compiere cent’anni perché venisse fuori la storia di Giovanni Laurito, roglianese, nato nella frazione silana di Saliano, il 9 febbraio del 1922, combattente partigiano in Albania, che non volle arrendersi ai tedeschi, associandosi alle formazioni della resistenza di quel Paese, dov’era giunto come soldato del Regio esercito italiano. L’anziano reduce di guerra è stato festeggiato nella casa di riposo “Emma Gagliardi” di Malito (dove si trova da tempo) da parenti e amici, presente il presidente del Consiglio comunale e consigliere delegato alla Cultura di Rogliano, Antonio Simarco, in rappresentanza dell’Amministrazione comunale, che ha ripercorso le tappe della sua vita avventurosa, “esemplare lezione per il mondo delle nuove generazioni”. Nell’agosto del 1944, da soldato, con il suo esercito in rotta e con il seguito della occupazione nazista, rifiutandosi di consegnare le armi ai tedeschi e rischiando la deportazione nell’orrore dei lager hitleriani, Laurito si aggregò alla Brigata Gramsci, una formazione partigiana, composta da militari italiani e civili albanesi, che, attiva sin dall’indomani dell’armistizio dell’8 settembre 1943, aveva affiancato l’Esercito albanese di Liberazione nazionale. Il salianese fu uno dei volontari della Brigata, che fu decimata dagli attacchi tedeschi. Quaranta i sopravvissuti, che, rifugiatisi nelle boscaglie a monte del fiume Erzen, nei pressi di Tirana, poterono arruolare i militari italiani sbandati, tra cui Giovanni Laurito, e che combatterono eroicamente fino al vittorioso epilogo. Tornato in patria, riconosciuto come combattente partigiano dalla commissione per l’assistenza postbellica, imparò a leggere e a scrivere, con l’aiuto del parroco, che lo applicò come sagrestano della chiesa della Madonna del Rosario. Si iscrisse al Partito comunista, di cui continua a sentirsi “militante e portabandiera”. Si appassionò alla lettura, prediligendo i classici latini e greci e i testi di filosofia. Nella sua quadratura culturale, oggi, continua a conciliare cattolicesimo e marxismo, con radicata convinzione. “La mia idea”, esclama, “è stata questa. Non la cambio proprio ora, no”.
(Luigi Michele Perri)
Grazie Gino per le parole che hai scritto su mio zio
Parole meritate. Grazie a te per l’attenzione. Cari saluti.