Con l’autonomia differenziata si alimenta la disgregazione del Paese *
di Francesco IACUCCI*

IERI in Consiglio regionale sono intervenuto nel dibattito sull’autonomia differenziata per ricordare un vecchio detto al presidente Occhiuto “da soli si va più veloci ma insieme si va più lontano”. Il Consiglio andava convocato e ascoltato prima del voto favorevole al ddl Calderoli in conferenza Stato Regioni!
“Peccato non si renda conto che è stata l’ennesima occasione mancata. Su questo tema come su altri dovrebbe avere l’ambizione di portare ai tavoli nazionali una posizione unitaria della nostra Regione. Avremmo dato volentieri una mano. Magari facendo fronte comune con le altre regioni del Mezzogiorno avremmo potuto ottenere vantaggi come fanno le regioni del Nord e il loro tessuto produttivo che ha tutto da guadagnare da questa riforma”. “Ci saremmo aspettati da parte sua, insomma, un tentativo di correggere l’impianto della legge che così com’è è irricevibile. Le sue dichiarazioni di novembre sembravano di perplessità verso il ddl Calderoli. Cosa è successo in questi mesi che le ha fatto cambiare idea? Così facendo si alimenta una disgregazione del Paese e si accelera l’emigrazione dal Sud al Nord o nel resto d’Europa: nei prossimi 20 anni perderemo quasi metà della popolazione al Sud con un decremento demografico che porterà allo spopolamento di interi paesi. Un aumento della marginalizzazione del sud penalizza l’Italia intera. Se non si comprende questo qualsiasi riforma è destinata a naufragare!Sia chiaro, non vogliamo giocare in difesa, nessuno vuole battere in ritirata. Anche noi vogliamo le riforme, caro presidente. Bisogna sicuramente accettare la sfida, anche questa dell’autonomia differenziata, ma che non si giochi al ribasso sulla pelle dei calabresi! Non basta dire ai meridionali “ora tocca a voi” bisogna affrontare la partita delle dotazioni economiche e della perequazione.Una riforma costituzionale si fa tenendo conto di numerosi aspetti. Occorre ampliare il livello del dibattito. Per esempio, le regioni a statuto speciale di oggi come si trasformeranno con l’autonomia differenziata? Continueranno a godere di particolari privilegi mentre le restanti regioni di Italia giocheranno un’altra partita contrattando con lo stato una lista della spesa sulle materie da decentrare? E come si collega l’autonomia differenziata con il presidenzialismo che, immaginiamo, verrà proposto subito dopo? Da un lato, quindi, si decentra dall’altro si accentra, erodendo i poteri di gestione di uno Stato che si vorrebbe rendere più forte. Ecco, noi vogliamo le riforme ma queste riforme devono avere un senso!”.
*vice presidente del Cosiglio regionale della Calabria